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Small Talk: perché è importante

Avete presente lo small talk?

Quelle conversazioni spicciole, prive (all’apparenza) di utilità che servono a riempire i silenzi nelle interazioni, anche con gli sconosciuti.

Quel parlare “del più e del meno” che gli introversi, come me, odiano con tutte le loro forze.

Ecco… secondo gli esperti, parlare del meteo, degli autobus sempre in ritardo o del mondo che “non è più quello di una volta” può avere la sua utilità.

Dopo tutto, siamo esseri sociali, e stabilire un contatto con le persone che ci circondano, anche se non le conosciamo, è un’esigenza umana.

Ed è anche utile per la salute, come sottolineato nell’episodio “Faut-il se forcer à parler à des inconnus ?” del podcast “Émotions” (che trovate in fondo all’articolo).

A quanto pare, infatti, bastano cinque minuti di conversazione al giorno per farci stare meglio.

Non solo a livello emotivo, ma anche fisico, grazie alla produzione di endorfine, sostanze prodotte dal cervello dall’effetto analgesico!

Quindi, anche per chi, come me, è allergico alla conversazione spicciola, lo small talk è di grande importanza.

E, ovviamente, lo è anche quando parliamo in una lingua straniera: fa parte del bagaglio linguistico e culturale indispensabile per una comunicazione effiace e piacevole!

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Il consiglio del podcast di Émotions è di fare pratica.

Sì, ma come?

Alcuni consigli in merito vengono suggeriti dal video Have Better Conversations: The S.E.A. Small Talk Method” (anche questo lo trovate in fondo all’articolo) del canale YouTube “English with James“.

Per intrattenere conversazioni spicciole efficaci, il suggerimento del video è quello di ricorrere al potere dello storytelling.

Come spiega James, le storie creano legami fra le persone, rendono le storie della vita quotidiana “straordinarie” e fanno sentire speciale la persona che le ascolta.

Per uno small talk di efficace, James consiglia di ricorrere al “metodo S.E.A“.

Vediamo come funziona.

Small Talk: il metodo S.E.A.

L’obiettivo di questo metodo non è di creare dialoghi fasulli o sceneggiati, ma di sfruttare al meglio l’arte dello storytelling per favorire uno small talk in grado di conquistare il nostro interlocutore.

Una guida utile soprattutto a chi, come me, non ama le interazioni apparentemente “inutili”.

S.E.A. è un acronimo che rappresenta le diverse fasi del metodo.

S =Short (frasi brevi)

Come spiega James, una storia, per essere coinvolgente, non deve necessariamente essere lunga.

Al contario: se è breve e concisa sarà più efficace.

La dobbiamo immaginare come una pubblicità o un elevator pitch, ovvero una descrizione sintetica di un’idea che, nell’immaginario, dovrebbe riuscire a convincere l’interlocutore il tempo di un “viaggio” insieme in ascensore.

ARTICOLO CORRELATO: Come convincere (podcast + video)

E = Emotion (veicolare emozioni)

Dalla notte dei tempi, le storie (raccontate bene) conquistano gli esseri umani perché generano emozioni.

La storia del nostro small talk, quindi, deve creare un’immagine in grado di coinvolgere la persona che la ascolta.

A = Action (contenere un’azione)

Infine, la storia che raccontiamo nel nostro small talk deve creare energia attraverso le azioni, ricorrendo ai verbi e alla gestualità.

Conclusioni

Lo small talk, la conversazione spiccia che utiliziamo per parlare del più e del meno, anche con gli sconosciuti, riveste un grande valore sociale.

Ed è importante saperlo gestire al meglio, anche quando parliamo in una lingua straniera.

Non tutti, però. riescono a farlo con disinvoltura, soprattutto gli introversi.

Per fare colpo sul nostro interlocutore, basta seguire alcune semplici regole, come quelle del metodo S.E.A. presentate in questo articolo.

Non ci resta, quindi, che applicarle e fare pratica.

Per diventare maestri dello small talk e produrre tante endorfine! 😉

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L’episodio “Faut-il se forcer à parler à des inconnus ?” del podcast “Émotions”:

Have Better Conversations: The S.E.A. Small Talk Method:

Foto di copertina: Photo by Jack Sparrow on Pexels.com


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