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Pensare in una lingua straniera

Quando studiamo una lingua straniera, solitamente l’obiettivo che ci prefissiamo è di arrivare a capire quello che dicono i madrelingua e riuscire a farci capire da loro.

Difficilmente consideriamo la possibilità di arrivare a pensare in quella determinata lingua, ovvero riuscire a esprimerci senza passare per la nostra lingua madre.

Eppure, quello è un traguardo indispensabile per raggiungere il nostro obiettivo.

L’idea per questo articolo mi è venuta guardando un video del poliglotta Olly Richards di StoryLearning (che potete trovare in fondo).

Come giustamente sostiene Olly, arrivare a pensare direttamente nella lingua che stiamo studiando, riuscendo a spegnere il nostro “traduttore interiore”, è la prova più tangibile che siamo in grado di parlarla correntemente.

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All’inizio, è normale passare attraverso un processo di “traduzione mentale”.

Ed è anche utile, perché quel passaggio ci aiuta a dare un senso a quello che ascoltiamo e a capire come funziona quella determinata lingua straniera rispetto alla nostra.

Il processo che mettiamo in atto è definito analisi contrastiva (contrastive analysis): il confronto fra gli elementi in cui le due lingue sono simili e quelli in cui differiscono.

A un certo punto, però, è indispensabile abbandonare quel confronto.

Altrimenti, come sottolinea Olly, non supereremo mai il famigerato intermediate plateau, ovvero la stagnazione che spesso si viene a creare quando raggiungiamo il livello intermedio.

Inoltre, dobbiamo convivere con l’idea che le lingue presentano aspetti che non possono essere tradotti perfettamente, accettare l’inevitabile ambiguità e lanciarci direttamente nella lingua, senza passare dalla nostra lingua madre!

Olly ci fornisce alcuni consigli per arrivare a pensare nella lingua straniera.

Vediamoli.

Pensare in una lingua straniera
Photo by www.kaboompics.com on Pexels.com

Come arrivare a pensare in una lingua straniera

Individuare i pattern ricorrenti

Ogni lingua costruisce le frasi secondo schemi predefiniti.

Ad esempio, il modo in cui si formano i verbi o certe espressioni di uso comune, come si formula una domanda, si esprime la propria opinione, ecc.

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Quei piccoli elementi che risultano molto utili per esprimere i concetti che abbiamo in mente.

Per utilizzarli in modo naturale, è importante accettare i nuovi pattern ed evitare di memorizzare singole parole, preferendo invece l’acquisizione della frase nel suo complesso.

Puntando su quelle espressioni che riteniamo utili e che hanno un senso per noi.

Prestare attenzione (notice and connect)

L’esposizione alla lingua è fondamentale.

Ma il miglioramento è possibile solo se notiamo quei pattern.

Dobbiamo, quindi, fare attenzione agli aspetti che si ripetono e che potranno tornare utili.

Aspetti che possiamo trovare ad esempio, nella frase di un libro, nei sottotitoli di un film, nei testi di una canzone ecc.

Ancora una volta, non singole parole, ma intere frasi o unità di senso (es. “I’ll get back to you”) pronte da utilizzare, che in più contengono informazioni preziose sui vocaboli, la grammatica, le coniugazioni, ecc.

Parafrasare

Le frasi possono tornare utili anche per parafrasare e spiegare a parole un termine che non conosciamo o non ricordiamo: se non disponiamo di un determinato vocabolo, lo possiamo descrivere.

In tal modo, possiamo aggiungere anche un elemento di flessibilità, evitando di restare bloccati sulle parole che non conosciamo e ritornare inevitabilmente alla nostra lingua.

Olly suggerisce di trasformare questo esercizio in un’attività quotidiana, provando ogni giorno a descrivere a parole un termine che non conosciamo nell’altra lingua.

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Studio vs esposizione (o input)

Attraverso lo studio approfondiamo i dettagli, ma non creiamo una vera e propria immersione.

Grazie all’esposizione, invece, ci ritroviamo circondati dalla lingua in modo naturale.

L’esposizione consiste nel fruire di contenuti autentici, adatti al nostro livello (quello che viene definito comprehensible input).

In questo blog, potete trovare contenuti in lingua da leggere, guardare e ascoltare, utili per favorire l’immersione!

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Usare tutte e quattro le competenze linguistiche

Per arrivare a pensare nella lingua straniera, dobbiamo esercitare tutti e quattro i pilastri dell’apprendimento linguistico:

  • ascoltare, per “sintonizzare l’orecchio” e apprendere la pronuncia.
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  • leggere, per espandere il vocabolario.
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  • parlare, per imparare a reagire sul momento e acquisire scioltezza.
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  • scrivere, per ridurre il ritmo e trovare il tempo per analizzare la struttura della lingua e sperimentare.

Olly ci suggerisce di scegliere ogni settimana una di queste competenze, partendo da quella più trascurata, e utilizzarla attivamente.

Un consiglio che mi riprometto di applicare io stesso in riferimento alla scrittura, che tendo a trascurare… 😉

Pensare in una lingua straniera: strumenti utili

Quindi, per abbandonare la traduzione mentale e arrivare a pensare in lingua, non ci resta che “mollare gli ormeggi” e immergerci nella lingua!

E il modo migliore è attraverso l’esposizione a contenuti autentici da leggere, guardare e ascoltare.

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Per capire come sfruttare al meglio le sessioni di esposizione alla lingua, sul blog potete trovare tanti articoli dedicati all’apprendimento delle lingue.

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Ah, un’ultima cosa: ricordatevi che commettere degli errori fa parte del processo di apprendimento.

Quindi, lasciate a riva il perfezionismo e immergetevi senza paura nella lingua!

Buona nuotata… e buono studio!

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